Il vero male dell’Italia, in cinque parole

C’è una frase che, più di ogni altra, racconta il carattere del nostro Paese. Non è scritta nella Costituzione, non compare nei programmi di governo e non la troverete in alcun manuale di diritto amministrativo. Eppure è diventata, negli anni, la regola non scritta che ha governato gran parte della nostra vita pubblica: “Si è sempre fatto così.” Cinque parole. Apparentemente innocue. In realtà devastanti. Sono il rifugio di una burocrazia che preferisce complicare anziché semplificare. Sono l’alibi di una politica che rinvia le decisioni difficili. Sono la giustificazione di corporazioni che difendono privilegi ormai anacronistici. Sono, soprattutto, il sintomo continua a leggere

La mia opinione sugli ultimi attacchi all’Ucraina

Ogni guerra è anche una corsa contro il tempo. Non vince necessariamente chi dispone delle maggiori risorse nel momento presente, ma chi ritiene di poter mantenere il vantaggio più a lungo. È per questo che, nella storia militare, quando uno Stato concentra improvvisamente il massimo delle proprie risorse in un’offensiva decisiva, spesso sta implicitamente ammettendo una cosa: il tempo non è più dalla sua parte. Questa chiave di lettura aiuta a interpretare anche la fase attuale della guerra in Ucraina. L’impressione è che la Russia stia cercando di imprimere un’accelerazione al conflitto, impiegando il massimo sforzo disponibile per conquistare quanto continua a leggere

L’illusione dell’aspettativa di vita: perché l’aumento continuo dell’età pensionabile in Italia è un errore

Negli ultimi anni, il dibattito sull’età pensionabile in Italia è diventato sempre più acceso. Ogni riforma, ogni aggiornamento, ogni previsione sembra seguire una direzione ormai consolidata: lavorare sempre più a lungo. Il motivo principale, spesso presentato come inevitabile, è l’aumento dell’aspettativa di vita. Viviamo più a lungo, dunque — si sostiene — dobbiamo lavorare più a lungo. Ma questa equazione, apparentemente logica, nasconde una semplificazione pericolosa. Vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio, né tantomeno essere in grado di lavorare fino a età sempre più avanzate. È qui che nasce quello che può essere definito un vero e continua a leggere

The Electric Co.

Non vorrei che questo piccolo blog diventasse una succursale di una qualsiasi associazione di consumatori, ma a volte succedono delle cose che vale la pena di far sapere a tutti, come è stato per gli addebiti di Tre per i falsi abbonamenti. Nella fattispecie, oggi vorrei parlare di ACEA, società di proprietà del Comune di Roma (cosa che già di per sé non è una garanzia di solerzia e precisione) che allunga i suoi tentacoli su un po’ tutte quelle cose indispensabili per vivere in una società civile. Acqua, gas ed energia elettrica. Partiamo dall’acqua. Sono DUE ANNI che invio continua a leggere

Waiting for the worms

Ultimamente macino parecchi chilometri in bicicletta, praticamente tutti i giorni. Quando le gambe girano per conto loro per la testa non c’è molto da fare e così guardandomi intorno vedo delle cose che mi portano a farmi delle domande. Mi chiedo ad esempio perché si cerca di cementificare e costruire praticamente ogni spazio libero anche nella periferia ex agro romano in cui vivo, si fanno case che nessuno può comprare. Ho gli occhi per guardare e solo nei 10 km tra Via Boccea e Via Cassia ci sono CENTINAIA di appartamenti ben progettati, ben costruiti, molto belli da vedere ma continua a leggere

ɐıןɐɹʇsnɐ

Voglio andare down under. Cioè, giù di sotto. Anche se, a mio modesto parere, sarebbe più corretto dire upside down, cioè sottosopra. Parliamo, ovviamente, dell’Australia. Io e mia moglie ci siamo dati una scadenza per prendere quella che potrebbe essere la decisione più importante per il futuro. Abbandonare tutto e tutti, amici, parenti, la casa dove sono cresciuti i nostri figli e il Paese dove siamo nati. Non è facile. Ma a volte nella vita dobbiamo prendere delle decisioni scomode. Possiamo parlare chiaro senza scandalizzarci e senza timore di essere smentiti: in questo Paese non c’è più futuro. Non ci continua a leggere

I Tagliani

L’ultima volta che ho guardato fuori non ho visto palme ed una giungla lussureggiante ma ormai l’impressione, mia personale ma anche di molti miei amici e conoscenti, è che l’Italia sia diventata una sorta di Repubblica delle Banane. Siamo ormai da un anno governati da un gruppo di banchieri che non pago di aver causato una crisi colossale su scala globale ha pensato bene di risolverla aumentando le tasse ai cittadini. Sorvoliamo sulla suprema intelligenza di chi ha scelto, per risolvere la crisi, proprio quelli che l’hanno causata, ma tant’è, ci sono e tocca tenerseli. Cercano la crescita, ma anche continua a leggere