Continua a respirare
Ci sono giorni in cui il mondo sembra piegarsi sotto il suo stesso peso, e io con lui. Cammino tra i gesti quotidiani come se fossero riti silenziosi: accendere la macchina del caffè, mettere le scarpe, controllare le chiavi prima di uscire. Eppure, dietro la banalità di ogni movimento, sento scorrere un filo sottile, invisibile, che mi ricorda di fare la cosa più semplice e più necessaria: continua a respirare.
Respiro mentre la città si muove come un sogno disordinato, tra semafori e passi frettolosi. Respiro quando i pensieri diventano troppo rumorosi e cerco rifugio in un dettaglio qualunque: una foglia che cade lenta, il sorriso distratto di uno sconosciuto, il vento che entra da una finestra socchiusa. Respiro per non smarrirmi, per restare.
Non è una fuga, non è rassegnazione. È piuttosto un modo di attraversare la vita come si attraversa un ponte sospeso: passo dopo passo, senza guardare troppo giù, lasciando che il ritmo del respiro faccia da guida. Ci sono sfide che non si risolvono, ferite che non guariscono in fretta, paure che si aggrappano ai fianchi come ombre. Ma ogni volta che inspiro e poi lascio andare, ricordo che nonostante tutto io sono ancora qui.
Continuo a bere il mio caffè amaro, a ridere quando qualcuno mi racconta una storia assurda, a camminare sotto la pioggia senza ombrello. Continuo ad alzarmi, a cadere, a ricominciare. Non perché sia facile, ma perché la vita non smette di chiamarmi, e io posso risponderle solo così: respirando ancora, respirando sempre.
E forse è questo il segreto: non serve capire fino in fondo, non serve avere sempre un piano perfetto. Basta restare, continuare a vivere i gesti, continuare a respirare.