Che palle.

Sono diventato un orologio rotto. E no, non quello che almeno due volte al giorno segna l’ora giusta, no: il mio sembra fermo del tutto, incastrato in un eterno “adesso” che non passa mai. Dopo l’intervento chirurgico mi è toccato il ritiro spirituale coatto: casa mia è diventata una piccola clinica, ma senza la parte glamour dei camici e delle serie tv. Il tempo qui ha idee tutte sue. I minuti si atteggiano a ore e le ore… beh, quelle sono universi paralleli in cui si perde la memoria di chi eri prima di sdraiarti sul divano. Ho iniziato ad continua a leggere

Ho scelto me stesso

Negli ultimi tre giorni ho ricevuto tante domande, tramite davvero tutti i mezzi possibili escluso il piccione viaggiatore, spesso sottovoce, altre volte con curiosità sincera: “Perché hai deciso di sottoporti a questo intervento?” Non è una domanda facile, ma credo che valga la pena rispondere con sincerità. Scrivo questo post per chi mi conosce e per chi magari sta vivendo la stessa battaglia silenziosa con il proprio corpo, la salute o l’autostima. Questa è la mia storia, raccontata senza filtri, così com’è. Non so esattamente quando ho capito che qualcosa doveva cambiare davvero. Forse non è stato un momento preciso, continua a leggere

After Life

Quando sarà pubblicato questo post sarò sotto i ferri, e come in tutte le cose della vita c’è la remota possibilità che qualcosa possa andare storto. Certo, ci sono modi peggiori di andarsene che addormentarsi con l’anestesia e non accorgersi di nulla. Ma cosa accadrebbe dopo? A volte mi capita di chiedermi per cosa vorrei essere ricordato. È una domanda che arriva all’improvviso, nei momenti più quieti — mentre guardo il cielo cambiare colore, o quando la casa è silenziosa e ogni pensiero trova spazio per farsi sentire. Non è una domanda allegra, ma è una di quelle che ti continua a leggere

Ci siamo.

E’ una giornata diversa da tutte le altre. L’ultima prima dell’intervento. C’è un silenzio che sembra più pesante del solito, quasi come se la casa stessa stesse trattenendo il fiato insieme a me. Ho provato a guardare un film, a leggere, a giocare con la console, a distrarmi in qualche modo, ma niente funziona: la testa torna sempre lì, a domani. Ho paura. Una paura che non è fatta solo di pensieri razionali, ma anche di immagini improvvise che mi attraversano. Il letto d’ospedale, le luci fredde della sala operatoria, i volti coperti delle persone attorno a me. Sento già continua a leggere

What’s on my mind

Il mio videat psichiatrico: un incontro tra scienza e interpretazione Qualche tempo fa in previsione di un intervento chirurgico, il medico mi ha chiesto di sottopormi a un videat psichiatrico. E’ un termine un po’ solenne per indicare una valutazione psichiatrica, cioè un colloquio approfondito con uno specialista che cerca di capire come stai, cosa provi, e in che modo la tua mente sta reagendo al mondo. Ero curioso di conoscere il risultato anche se non c’era una crisi vera e propria in atto o cose di me che avrei preferito conoscere meglio. Era più la curiosità di capire se continua a leggere

Che fine ha fatto l’italiano?

Signori, ho una teoria: l’italiano non è morto, si è semplicemente preso una vacanza lunga. Probabilmente se la sta spassando da qualche parte in spiaggia con un mojito in mano, mentre noi, qui, scriviamo cose tipo ne ho bisogno ha me e pensiamo pure di aver fatto bella figura. La prima vittima della strage grammaticale è la povera h. Quella letterina muta, invisibile, apparentemente inutile, che però decide il destino di intere frasi. Un tempo sapevamo distinguere ho da o, ha da a. Adesso ci ritroviamo davanti a capolavori come: “Sei bravo, lo ai dimostrato.” E io, davanti a quel continua a leggere