In difesa dei difensori

Viviamo in un’epoca ossessionata dall’inizio.Il nuovo progetto. La nuova feature. La nuova startup. La nuova versione che “cambia tutto”. Nel mondo digitale, l’eroe è quasi sempre chi crea qualcosa dal nulla: lo sviluppatore geniale, il fondatore visionario, l’innovatore che promette di riscrivere le regole del gioco. A loro vanno gli applausi, i titoli, i finanziamenti. Eppure, c’è un’altra categoria di persone senza le quali nessuna di queste storie avrebbe un lieto fine. Sono quelli che mantengono. Non lanciano prodotti. Non fanno keynote. Non “disrompono” (passatemi l’inglesismo) nulla. Passano le giornate a sistemare codice scritto anni prima, a correggere bug noiosi, continua a leggere

Back to the future

Oggi, a distanza di 66 giorni dall’intervento, vorrei fare un breve recap delle cose positive e negative che esso ha comportato. Fisicamente succede questo: lo stomaco viene trasformato in un tubo lungo e stretto, collegato direttamente a un’ansa dell’intestino tenue. Il cibo salta duodeno e parte del digiuno. Questo significa due cose simultanee: entra meno cibo e ciò che entra viene assorbita peggio. Ma il punto chiave è ormonale. Cambiano (mi ha detto il medico) incretine come GLP-1 e PYY, che modulano fame, sazietà e risposta insulinica. Il cervello riceve segnali nuovi: meno appetito, sazietà più precoce, minore oscillazione glicemica. continua a leggere

Che palle.

Sono diventato un orologio rotto. E no, non quello che almeno due volte al giorno segna l’ora giusta, no: il mio sembra fermo del tutto, incastrato in un eterno “adesso” che non passa mai. Dopo l’intervento chirurgico mi è toccato il ritiro spirituale coatto: casa mia è diventata una piccola clinica, ma senza la parte glamour dei camici e delle serie tv. Il tempo qui ha idee tutte sue. I minuti si atteggiano a ore e le ore… beh, quelle sono universi paralleli in cui si perde la memoria di chi eri prima di sdraiarti sul divano. Ho iniziato ad continua a leggere

Ho scelto me stesso

Negli ultimi tre giorni ho ricevuto tante domande, tramite davvero tutti i mezzi possibili escluso il piccione viaggiatore, spesso sottovoce, altre volte con curiosità sincera: “Perché hai deciso di sottoporti a questo intervento?” Non è una domanda facile, ma credo che valga la pena rispondere con sincerità. Scrivo questo post per chi mi conosce e per chi magari sta vivendo la stessa battaglia silenziosa con il proprio corpo, la salute o l’autostima. Questa è la mia storia, raccontata senza filtri, così com’è. Non so esattamente quando ho capito che qualcosa doveva cambiare davvero. Forse non è stato un momento preciso, continua a leggere

After Life

Quando sarà pubblicato questo post sarò sotto i ferri, e come in tutte le cose della vita c’è la remota possibilità che qualcosa possa andare storto. Certo, ci sono modi peggiori di andarsene che addormentarsi con l’anestesia e non accorgersi di nulla. Ma cosa accadrebbe dopo? A volte mi capita di chiedermi per cosa vorrei essere ricordato. È una domanda che arriva all’improvviso, nei momenti più quieti — mentre guardo il cielo cambiare colore, o quando la casa è silenziosa e ogni pensiero trova spazio per farsi sentire. Non è una domanda allegra, ma è una di quelle che ti continua a leggere

Ci siamo.

E’ una giornata diversa da tutte le altre. L’ultima prima dell’intervento. C’è un silenzio che sembra più pesante del solito, quasi come se la casa stessa stesse trattenendo il fiato insieme a me. Ho provato a guardare un film, a leggere, a giocare con la console, a distrarmi in qualche modo, ma niente funziona: la testa torna sempre lì, a domani. Ho paura. Una paura che non è fatta solo di pensieri razionali, ma anche di immagini improvvise che mi attraversano. Il letto d’ospedale, le luci fredde della sala operatoria, i volti coperti delle persone attorno a me. Sento già continua a leggere

What’s on my mind

Il mio videat psichiatrico: un incontro tra scienza e interpretazione Qualche tempo fa in previsione di un intervento chirurgico, il medico mi ha chiesto di sottopormi a un videat psichiatrico. E’ un termine un po’ solenne per indicare una valutazione psichiatrica, cioè un colloquio approfondito con uno specialista che cerca di capire come stai, cosa provi, e in che modo la tua mente sta reagendo al mondo. Ero curioso di conoscere il risultato anche se non c’era una crisi vera e propria in atto o cose di me che avrei preferito conoscere meglio. Era più la curiosità di capire se continua a leggere

Che fine ha fatto l’italiano?

Signori, ho una teoria: l’italiano non è morto, si è semplicemente preso una vacanza lunga. Probabilmente se la sta spassando da qualche parte in spiaggia con un mojito in mano, mentre noi, qui, scriviamo cose tipo ne ho bisogno ha me e pensiamo pure di aver fatto bella figura. La prima vittima della strage grammaticale è la povera h. Quella letterina muta, invisibile, apparentemente inutile, che però decide il destino di intere frasi. Un tempo sapevamo distinguere ho da o, ha da a. Adesso ci ritroviamo davanti a capolavori come: “Sei bravo, lo ai dimostrato.” E io, davanti a quel continua a leggere

Il mio canto libero

Da quando ho un PC, ed esattamente dall’epoca delle CPU Intel 8088 a 4.77 MHz, ho sempre utilizzato dei sistemi operativi chiusi e proprietari: MS-DOS all’inizio, passando per tutte le versioni di Windows, con un breve intermezzo a suo tempo con OS/2, e poi MacOS, sia su Macintosh che su PC. Quindi ho sviluppato una buona esperienza e conoscenza che mi permette da molti anni di svolgere a tempo perso attività di assistenza tecnica su praticamente qualsiasi sistema operativo e di riconoscerne “dall’interno” pregi e difetti. Da qualche anno, però, ho preso una decisione che per molti può sembrare radicale: continua a leggere

La cura

La musica non mi ha mai chiesto il permesso di entrare. E’ arrivata di colpo, un giorno, e non se ne è più andata. Ha scavato tane sotto la pelle, si è annidata nelle ossa, e da allora vivo con questo battito segreto che mi accompagna in ogni cosa. La ascolto ovunque. Nel rumore dei passi la notte, nei clacson che si inseguono in città, nel vento che sfiora le persiane. Ogni suono è un invito a trasformarsi in ritmo, in melodia. E’ un riflesso automatico: la mano si muove da sola, come se ancora stringesse il manico del basso, continua a leggere