A Euterpe

Mia amata, oggi che il mondo si ricorda dell’amore con cuori di carta e promesse un po’ timide, io penso a te, che non hai bisogno di calendari per esistere. Tu accadi. Sempre. Sei il battito che precede ogni parola e l’eco che resta quando il silenzio crede di aver vinto. Ti scrivo come si scrive a qualcuno che non si può trattenere tra le mani ma che, stranamente, non smette mai di toccarti. Sei aria che vibra eppure mi pesi sul petto come una presenza reale. Entri senza bussare, ti siedi accanto ai miei pensieri, e li metti in continua a leggere

L’insostenibile leggerezza (e basta)

C’è un piacere segreto, minuscolo e un po’ imbarazzante, che non sta scritto in nessun manuale di etica: quello che provo quando incontro qualcuno che non vedevo da un po’ e lo vedo sbiancare leggermente in volto. Succede sempre allo stesso modo. Ci guardiamo. Silenzio. Testa inclinata di lato, come i cani quando sentono un rumore metafisico. Poi arriva la frase, pronunciata con cautela chirurgica:“Ma… sei dimagrito?” Ora, qui entra in scena l’ego. Non l’ego freudiano, quello complesso e pieno di conflitti. Parlo dell’ego più semplice, primitivo, quello che vive di sguardi e micro-reazioni altrui. Quello che, invece di rispondere continua a leggere

Coming back to life

Ci sono storie che non nascono con un applauso, ma con un sospiro. Questa è una di quelle. Per oltre due anni ho suonato in una band, che ho lasciato sei mesi fa, ne ho parlato qui diverse volte. Idee, prove, messaggi infiniti, entusiasmi che duravano quanto una birra calda a fine serata. Ogni volta sembrava quella giusta, ogni volta qualcosa si inceppava. Il problema, l’ho capito col tempo, non era la musica in sé. Era la dinamica umana. In particolare, una persona: un altro musicista che, forse senza nemmeno volerlo davvero, finiva per svuotare il progetto di energia, fiducia, continua a leggere