Continua a respirare

Ci sono giorni in cui il mondo sembra piegarsi sotto il suo stesso peso, e io con lui. Cammino tra i gesti quotidiani come se fossero riti silenziosi: accendere la macchina del caffè, mettere le scarpe, controllare le chiavi prima di uscire. Eppure, dietro la banalità di ogni movimento, sento scorrere un filo sottile, invisibile, che mi ricorda di fare la cosa più semplice e più necessaria: continua a respirare. Respiro mentre la città si muove come un sogno disordinato, tra semafori e passi frettolosi. Respiro quando i pensieri diventano troppo rumorosi e cerco rifugio in un dettaglio qualunque: una continua a leggere

Ripartire da me (anche quando fa paura)

Quando ho scritto quel post – “Quello che gli altri non dicono” – non sapevo esattamente cosa stessi cercando. Forse uno sfogo, forse comprensione. Forse, più semplicemente, volevo dire ad alta voce qualcosa che avevo sempre sussurrato solo a me stesso. Ma avendolo scritto di getto, quasi senza rifletterci, rileggerlo più e più volte mi ha aperto gli occhi su tanti argomenti ai quali ho sempre rifiutato di pensare. Anche leggere il commento di un caro amico ha contribuito non poco a questa presa di coscienza. Da allora, ormai più di un mese fa, sono successe alcune cose. Non tutte continua a leggere

Time.

Mi sveglio senza fretta. Non che abbia qualcosa da fare.La sveglia non suona più, non serve. Non ci sono prove, né date da segnare, né strade da raggiungere con il basso in spalla e il cuore che corre avanti, come un cane sciolto.Il tempo adesso è una cosa liquida, che scorre piano tra le dita senza lasciar traccia, come acqua sporca nel lavandino. A peggiorare la situazione, sono anche in ferie. Avevo una band. Avevo una casa fatta di suoni, una famiglia costruita tra amplificatori, cavi e leggii, tra gli sguardi complici durante un ritornello riuscito e i silenzi dopo continua a leggere

The sound of silence

Non avrei mai pensato che un giorno mi sarei trovato a scrivere queste parole. Lasciare il mio gruppo musicale è stata una delle decisioni più dolorose e assurde che abbia mai preso. Non perché non sapessi che fosse arrivato il momento — lo sapevo da tempo — ma perché ho lasciato per permettere a qualcun altro di restare. Qualcuno che, paradossalmente, stava affondando tutto quello che avevamo costruito insieme. Eravamo una band rock, una di quelle che suonano con il cuore prima ancora che con gli strumenti. Siamo partiti da piccoli locali, stanzini male insonorizzati, prove infinite e litri di continua a leggere

L’amico ritrovato

Ricordo ancora il suo sguardo, il primo giorno che sono andato in canile. Non era paura, né rabbia. Era un misto di rassegnazione e speranza, come se dentro quegli occhi ci fosse ancora una piccola luce, un “forse” che chiedeva solo una possibilità. Lui, che ora si chiama Rocky, non aveva ancora un nome ed era un randagio con il pelo arruffato e lo sguardo che ti penetrava l’anima. “Non abbaia” mi dissero. “Per noi è Patatone”. Tutti gli altri nelle gabbie saltavano e abbaiavano come a dire “Scegli ME!”. Lui no. Semplicemente allungò le zampe sotto al cancello nel continua a leggere

Un giorno alla volta

Quando ero bambino, mio padre era il mio eroe. Non parlava molto, ma sapeva fare qualsiasi lavoro e aggiustare qualsiasi cosa si rompesse in casa, e aveva quella forza che mi faceva sentire protetto anche nei momenti peggiori. Era anche severo, non posso negarlo. Ma oggi, quell’uomo – dal quale ho imparato a fare qualunque cosa – sta scomparendo davanti ai miei occhi. Non è morto. Peggio: se ne sta andando a pezzi, lentamente, divorato da una malattia silenziosa e crudele che si chiama demenza. All’inizio erano solo piccole dimenticanze. “Dove ho messo le chiavi?”, “Che giorno è oggi?”. Ne continua a leggere

Quello che gli altri non dicono

Mi chiamo Luca, ma a volte ho la sensazione che il mio nome, la mia voce, la mia personalità intera si dissolvano dietro un solo, ingombrante dettaglio: il mio corpo. O, per essere più precisi, il mio peso. Sono una persona molto sovrappeso. Non lo nascondo, non lo nego, ma neanche voglio che sia il mio unico tratto identificativo. Eppure, è esattamente quello che succede, costantemente. Ogni volta che entro in una stanza, ogni volta che mi presento a qualcuno, ogni volta che parlo con amici, familiari, conoscenti sento come se la conversazione, anche se non esplicitamente, passasse attraverso un continua a leggere

Riflessioni di un padre

Essere genitore non è mai stato semplice, ma farlo oggi, con un figlio adolescente, è una vera sfida. Non ci sono manuali, non esistono risposte universali. Ogni giorno è un equilibrio tra il desiderio di proteggerlo e la necessità di lasciarlo andare. E mentre lui cambia, mi accorgo che a cambiare – forse per la prima volta dopo tanti anni – sono anch’io. Una delle contraddizioni più forti che noto è questa: i ragazzi di oggi sono sempre online, ma raramente connessi davvero. Passano ore sui social, parlano con decine di persone, ma spesso si sentono profondamente soli. Mio figlio continua a leggere

Thank you for the music

Da quando ho memoria, ricordo di avere sempre amato la musica.Come molti adolescenti, mi chiudevo in camera ad ascoltare la radio per ore. Solo che avevo 6 anni.Ascoltavo principalmente canzoni in inglese, e mi affascinava quella lingua che non conoscevo ancora. Poco dopo mio padre acquistò il nostro primo stereo (un Sansui) e lo portò a casa con due LP: “The Wall” dei Pink Floyd e “The age of plastic” dei Buggles. Entrambi mi folgorarono, per motivi diversi, e li amo entrambi alla follia ancora oggi. Non per nulla i Pink Floyd sono da sempre la mia band preferita. A continua a leggere