Money

Qualche giorno fa, il 15 gennaio, stavo tranquillamente passeggiando con mio figlio lungo Via Gregorio VII quando, alle 15.08, ho sentito arrivare un SMS. Ho preso l’iPhone dalla tasca interna del giubbotto e letto:

“SEXY BOOM: Abbonamento attivato. Costo 5€/sett. Scarica i contenuti su http://pianeta.tre.it/hbase/cp/proxy?pageID=3199 Info&Disatt: 05211626586.”

Mi sono precipitato a chiamare il numero di cui sopra per disattivare un servizio mai richiesto ed infatti subito dopo ho ricevuto un altro SMS:

“SEXY BOOM: Il servizio è stato disattivato. Per riattivazione vai su http://sexyboom.mobi”

Preoccupato di un eventuale addebito ho inviato immediatamente un tweet al servizio clienti Twitter del mio operatore, Tre Italia, dal tono un po’ alterato per via della situazione:

“@Tre_It ricevuto SMS di attivazione abusiva del servizio sexy boom prontamente disattivato. Vi diffido dall’addebitarmi cinque euro vergogna”

Il resto della giornata è passato così, senza altri eventi, ma il mattino seguente, 16 gennaio, controllando il traffico della mia SIM ricaricabile ho subito notato l’addebito di 5€ per l’attivazione del giorno precedente. Nessuna risposta al mio tweet, quindi ho chiamato il 133, passato tutta la trafila di voci registrate per cercare l’opzione per parlare con un operatore, senza successo. Mi sono di nuovo rivolto a Twitter scrivendo di nuovo al servizio clienti:

“@Tre_It Scrivo qui e non rispondete, chiamo il 133 e non posso parlare con operatore, cosa devo fare? Mi avete sottratto 5 euro abusivamente”

Dopo pochi minuti ho ricevuto la loro risposta, nella quale mi chiedevano di contattarli con un messaggio diretto sempre su Twitter:

“@lucaspeed Mandaci pure segnalazione in DM #SocialCare3”

La mia segnalazione è stata semplicemente:

“d Tre_it servizio sexy boom attivato abusivamente a 5€, non richiesto e disattivato appena ricevuto SMS su num 3******003, esigo il rimborso, grazie”

Il giorno seguente, 17 gennaio, ho ricevuto da Tre il seguente messaggio diretto:

“d lucaspeed Ciao,ti informiamo che il servizio in oggetto è un servizio in abbonamento consistente in contenuti scaricabili la cui attivazione può avvenire solo in uno dei seguenti modi: da portale 3 App&Store, da m-site (siti internet mobili) esterni di fornitori di servizi in abbonamento o tramite banner di advertising presenti su siti web o presenti in applicazioni. 
Per attivare il servizio, il Codice di Autoregolamentazione Servizi Premium (CASP) richiede che il cliente debba cliccare sul tasto di attivazione presente nella pagina di acquisto, confermando la piena ed inequivocabile consapevolezza e volontarietà nella sottoscrizione del servizio. 
Il rapporto contrattuale sorge infatti tra la Società che fornisce lo specifico servizio attivato ed il Cliente stesso, nel momento di adesione al servizio offerto, con totale estraneità di 3 a tale rapporto. In ogni caso abbiamo provveduto a disattivare gli abbonamenti che risultavano attivi.
Ad ogni buon conto 3, ritenendo che il tuo reclamo denoti buona fede nella inconsapevolezza dell’avvenuta attivazione ed in ragione dell’essere questo un episodio singolo, ti ha erogato una ricarica omaggio di 10 euro per i 2 contenuti scaricati dalla tua utenza,certi di farti cosa gradita.
Ti invitiamo pertanto a porre attenzione durante la navigazione, in quanto come già detto sopra, non sono previsti ulteriori rimborsi”

Per lo meno questo è quello che hanno scritto loro, quello che io ho letto è “BLA BLA BLA BLA E’ COLPA TUA”. Si può dire su internet che mi giravano le palle a manetta? Incazzato come non mai ho voluto rispondere per filo e per segno a Tre cercando di spiegare la situazione nella quale questa attivazione è avvenuta, scrivendo loro questo messaggio:

“d Tre_It Vi ringrazio per la risposta e la ricarica, ma tengo a precisare quanto segue: sul mio telefono non sono presenti applicazioni di terze parti a parte due o tre che non sono giochi o app gratuite ma strumenti di lavoro profumatamente pagate quindi non è possibile che abbia cliccato su qualche banner (mai VISTO un banner in senso assoluto sul mio iPhone) e soprattutto anche avendolo fatto non avrei mai e poi mai approvato l’abbonamento SE mi fosse stato richiesto; non visito siti con giochini e simili; inoltre non ho scaricato mai contenuti dalla mia utenza sfruttando quell’abbonamento essendomi limitato a disattivare l’abbonamento MENO DI DIECI SECONDI DOPO AVERE LETTO L’SMS DI ATTIVAZIONE! Quando mi è arrivato questo SMS stavo tranquillamente passeggiando con il telefono in tasca ed è abbastanza complicato attivare abbonamenti con il pensiero. Credetemi, sono oltre venti anni che mi occupo di assistenza tecnica hardware e software sui tre principali sistemi operativi quindi non state parlando con un novellino. Volevo che fosse chiaro tutto questo perché questa cosa non è successa soltanto a me ma a molte altre persone a giudicare da quello che si legge sui forum. Capisco che ci siano aziende che giochino sulla buona fede altrui attivando a caso abbonamenti che, anche se vengono disattivati immediatamente, fruttano almeno 5 euro ad utenza. Quello che mi chiedo è perché una società come la vostra avalli comportamenti di tal guisa. Anni fa sono passato con entrambe le mie utenze a Tre proprio per evitare cose simili che accadevano con Wind. Non mi fa piacere sapere che succeda anche con voi, e, se è successo a me che sono un informatico e sono “scafato”, figuriamoci cosa possa accadere agli altri. Tra l’altro, per cautelarmi ho cambiato da tempo i DNS sul mio apparato (sì, si può fare…) e non c’è possibilità alcuna di andare sul portale 3 con altri DNS. Se il provider di contenuti è tenuto a richiedere una conferma di attivazione, e non lo fa, siete voi che siete tenuti a controllarlo, noi utenti non possiamo, siamo carne da macello. In ogni altro caso, c’è una breccia importante nella vostra sicurezza.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi chiedo cortesemente di disattivare del tutto la possibilità di attivare abbonamenti di questo tipo sulle mie due utenze 3**.****003 e 3**.****144 
così da evitare spiacevoli inconvenienti in futuro.

Con immutata stima,
Luca Pagliero”

A quanto pare, e questo bisogna riconoscerlo, in Tre Italia cercano di curare le relazioni con il cliente più di quanto facciano gli altri operatori. Infatti il mattino seguente, 18 gennaio, ho ricevuto questo messaggio:

“d lucaspeed Abbiamo girato internamente la tua segnalazione, ti facciamo sapere prima possibile! #SocialCare3”

Sono rimasto in paziente attesa di notizie durante il weekend (non che mi aspettassi risposte di domenica) e lunedì mattina, 20 gennaio, ricevo la loro risposta:

“d lucaspeed Ciao Luca, con il nostro precedente script, abbiamo cercato semplicemente di rispondere alla tua domanda circa la modalita’ di attivazione tecnica di questi tipi di servizi, che nello specifico, si contraddistinguono in due tipologie: sms e contenuti.Gli sms premium sono inerenti prevalentemente a servizi attivabili inviando messaggi a numerazioni particolari (solitamente in decade 4): alcuni esempi pratici possono essere notizie di cronaca, calcio, od anche i semplici avvisi di movimentazione dell’estratto conto bancario e della carta di credito (in base alla banca utilizzata). A questo proposito, ti informiamo che possiamo provvedere a bloccare questi servizi a fronte della tua richiesta, conscio del rischio che vengano sospesi eventuali sms bancarie della carta di credito.
La seconda tipologia invece, i contenuti, sono quei servizi che si possono attivare solo ed esclusicamente (non ci sono altre modalita’ di attivazione) cliccando sui banner pubblicitari a volte presenti sulle applicazioni/giochi gratuite, scaricabili dall’Apple Store (in caso di telefoni iPhone), dall’Android Market (in caso di terminali Samsung) o dall’OVI Store (per telefoni Nokia). Ti assicuriamo che non è tecnicamente possibile che l’attivazione avvenga se l’utente, la cui sim viene riconosciuta dal server dell’applicazione, non clicca sulla pagina o sul contenuto stesso.La stessa circostanza che tu riferisci di avere il terminale in tasca, è perfettamente compatibile con qaanto ci hanno riportato anche molti clienti, che a causa di un contstto accidentale sulla loro tastiera, col telefono mentre nella tasca della giacca (senza blocco tastiera),muovendosi hanno involontariamente cliccato sul tasto centrale di accesso al web ed al portale deteminando l’attivazione dei contenuti, un po’ come avviene che si attivi la macchina fotografica del telefono a causa di un contatto accidentale se non si bloccaa la tastiera.
Nel caso specifico, ti consigliamo sempre di prestare attenzione nell’utilizzare quelle applicazioni, e di contattarci nel caso in cui dovessi ricevere delle notifiche relative a giochi/suonerie/sfondi, in maniera da poter fare sempre dei controlli puntuali A differenza degli sms premium sopracitati per cui possiamo inserire un barring preventivo sulle numerazioni in decade 4, per i contenuti wap billòing cio’ non è possibile”

In poche parole, ho premuto accidentalmente il tasto centrale che il mio iPhone, che è anche in una custodia rigida, non ha e mi sono collegato al portale Tre che non è accessibile dal mio telefono. Ma bravi, complimenti! E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata…
Nel frattempo ho notato nella mia timeline un retweet del servizio clienti Tre, di un altro utente:

“Un grazie pubblico alla @Tre_It , che mi ha restituito 5€ di un servizio non richiesto! pic.twitter.com/nuhuAFkl92”

Quindi in Tre mentono sapendo di menta! Ma non siamo tutti cretini. Mi chiedo quante persone abbiano fottuto con questo sistema. Ho deciso allora di contattare questo utente:

“@mik***** perdonami la domanda, per caso il problema con 3 era una attivazione indesiderata del servizio sexy boom? A me è successo.”

La sua risposta non si è fatta attendere:

“@lucaspeed , a me era il servizio red girls. E sono sicuro di non aver cliccato su nessun banner pubblicitario.”

Aspetta, questo fatto mi ricorda qualcosa… Ho risposto all’utente informandolo che volendo è possibile limitare l’accesso degli smartphone al portale Tre semplicemente cambiando i DNS:

“@mik***** risultava anche lo scaricamento di 2 contenuti. E dal mio iPhone non si può andare sul portale 3 perché ho cambiato i DNS :)”

A questo punto poteva bastare. La situazione era davvero kafkiana. Era abbastanza chiaro che qualcuno stava facendo attivazioni a casaccio sperando di prendere almeno i 5€ della prima settimana, da moltiplicare per n-mila attivazioni, fanno 5*n-mila euro. In breve un bel mucchio di soldi. Anche volendo, Tre non avrebbe potuto replicare di fronte all’evidenza della truffa (non di Tre ma di aziende che si appoggiano al loro portale). Siccome però sono un fesso e non so tenermene una, mi sono sentito in dovere di replicare al messaggio di Tre, punto su punto:

“d Tre_It Vi ringrazio per la risposta. Quello che intendevo farvi capire, e come me credo diverse altre persone con le quali sono in contatto via Twitter, è che se una azienda qualunque tipo questa sexy boom o red girls decide di attivare A VOSTRA INSAPUTA un abbonamento su dei numeri telefonici a caso, poi a pagare siamo noi utenti. Siamo allora tutti degli idioti? Chi controlla queste “aziende”? Di chi è l’onere della prova? Come si può DIMOSTRARE che un servizio è stato espressamente richiesto dall’utente? L’unica cosa CERTA è che sul mio iPhone questi banner non ci sono mai stati. Le tre o quattro applicazioni che ho (se volete posso elencarvele) non hanno MAI visualizzato nessun banner. Quindi non posso averlo attivato io. Neanche per sbaglio, non sono un utonto e per me l’iPhone è uno strumento di lavoro, non un gioco.
Per giocare ho un iPad che ho preso espressamente solo wifi per evitare sorprese.
L’altra domanda che non ha ancora avuto risposta è la seguente: per accedere al portale 3 e scaricare contenuti bisogna usare i DNS di 3 altrimenti il portale non è accessibile.
Ora, siccome sul mio iPhone i DNS che uso NON sono quelli di 3 (verificabile quando volete), come ho fatto a scaricare i due contenuti che mi avete rimborsato?
Mi pare evidente che qualcosa non quadra, ed il fatto che avete rimborsato anche altre persone non fa che confermare questo fatto.
Mi avete rimborsato e ve ne ringrazio, ma cose del genere in un mondo perfetto non dovrebbero accadere affatto. Peccato che siamo in Italia.
Se dovesse accadere di nuovo, visto che come mi avete scritto “non ci saranno altri rimborsi”, l’unica via sarebbe una denuncia contro ignoti alle autorità competenti (authority, polizia postale) così da capire finalmente come possano attivarsi da soli degli abbonamenti.
Sono molti anni ormai che sono cliente 3, pensate che 11 anni fa lavorando in un negozio di telefonia io stesso ho portato a 3 i suoi primi clienti con i precontratti con i videofonini NEC, è un’azienda che stimo e non vorrei essere costretto a lasciarla per colpa di qualcun altro che vuole fare il disonesto.
Grazie e buon lavoro.”

Ad oggi, 25 gennaio, non ho avuto risposta. Non credo che l’avrò mai. Sono convinto che si possa dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio (tabulati telefonici, log di connessione, ecc.) se una richiesta è partita da uno specifico terminale, quindi in una ipotetica causa dovremmo essere al sicuro. Come difenderci? Cambiare operatore non è una soluzione praticabile, queste aziende possono attivare abbonamenti su qualsiasi numero telefonico, anzi il mio consiglio è “se capita, ed il vostro operatore vi rimborsa, non cambiatelo”. Il rischio è di cambiarlo e capitare con quello che se ne frega e non vi rimborsa. Bisognerebbe andare in causa, ma ne vale la pena per 5€? L’unica soluzione sarebbe imporre agli operatori di dare ai propri clienti l’opportunità di rinunciare del tutto alla possibilità di attivare questi abbonamenti, un po’ come capita ai numeri 144-166 sulle linee telefoniche classiche. La legge inoltre prevede che anche se si clicca inavvertitamente su un link di attivazione, prima di attivare l’abbonamento deve essere richiesta all’utente la conferma con una finestra successiva. Invece no. Di fatto, non accade. Ma chi controlla? Lo Stato se ne fotte, troppo preso a cercare rimedi per salvare culi e poltrone ai politici nostrani per preoccuparsi dei problemi, financo piccoli, della gente normale. Gli operatori fanno il minimo indispensabile perché, alla fine della fiera, questi servizi portano soldi (tanti) nelle casse dell’azienda. Possiamo difenderci da soli, ma purtroppo usiamo delle armi spuntate. Vi lascio con l’immagine del mio iPhone, triste perché non può collegarsi al portale Tre, con la promessa di aggiornare l’articolo in caso di ulteriori sviluppi.

Tentativo di connessione 3G al portale 3 Italia
Tentativo di connessione 3G al portale 3 Italia

Astronomy Domine

Credo che, in assoluto, la domanda più inflazionata in campo astronomico sia “Ci sono altre forme di vita intelligente nell’Universo?”.
Ora, volendo sorvolare sul fatto che nutro fortissimi dubbi che esistano delle forme di vita intelligente persino sul nostro pianeta, sapere se queste forme di vita extraterrestri ci siano o meno è ovviamente di importanza fondamentale. In realtà, potrebbero esistere ORA migliaia di civiltà, il punto è: fino a che punto sono progredite? Su altri pianeti potrebbero vivere esseri ancora allo stato primitivo come esseri tecnologicamente molto più avanzati di noi. Per quanto ne sappiamo potrebbero esserci state altre civiltà ora estinte, o potrebbero essercene nel futuro quando saremo estinti noi. Quello che cerco di dire è che non sappiamo niente. Ma quando anche avessimo la certezza che esiste una civiltà molto progredita, che ha sviluppato una qualche forma di viaggio interstellare e che è in grado di visitarci, dovremmo spostare l’attenzione su un’altra domanda: siamo davvero sicuri che sia una cosa buona essere visitati da questi alieni?
Non è un discorso razzista e neanche ho paura dell’invasione aliena.
Dimenticate per un attimo gli alieni cattivi di Independence Day o La Guerra dei Mondi, immaginate invece una razza di alieni pacifici e desiderosi di diffondere la loro tecnologia e le loro scoperte ad altre forme di vita. Magari anche antropomorfi per soddisfare il nostro gusto estetico.
Devo essere onesto, io non vorrei MAI che la razza umana venisse portata a conoscenza di strumenti e mezzi per poter portare i nostri conflitti e la nostra vergognosa ingordigia su altri mondi. Non vorrei mai un’astronave che possa portare la nostra specie su un altro pianeta da devastare.
Non siamo pronti per tutto questo.
Credo che una società tecnologica progredita che conosca il viaggio interstellare abbia dovuto superare conflitti interni e divisioni per giungere a questo traguardo prima di autodistruggersi in un olocausto nucleare o di morire di fame per mancanza di risorse e sovrappopolazione.
Non voglio neanche immaginare gli utilizzi cui i nostri lungimiranti governi potrebbero pensare per le nuove tecnologie che ci venissero donate.
Sono troppo pessimista? O forse finora nessuno ha mai agito in modo da farmi pensare che possa accadere l’opposto?
Se potessi scegliere io cosa fare, se fossi io l’alieno che giunge su questo pianeta, sarei molto simile al Klaatu di Ultimatum alla Terra, non diffonderei conoscenza ma cercherei solo di educare gli umani al rispetto.
Perché alla fine solo di questo si tratta.
Se c’è rispetto possiamo appartenere a religioni, culture, razze, etnie, paesi, lingue, continenti diversi ma l’uno non tenterebbe di prevaricare l’altro. Non cercherebbe di lucrare sull’altro. Ma da soli, evidentemente, non riusciamo a capirlo.
Spiace vedere che il 90% dei conflitti sono causati dalle religioni. La religione parla di pace e invece avvelena il mondo, ragazzi. Qualunque essa sia. Una visita di una civiltà aliena potrebbe forse aprirci gli occhi anche su questo. Se a visitarci fosse una specie di insetto o di polipo o di vattelappesca hai voglia a dire “a sua immagine a somiglianza”! Paul insegna…
Nel mio piccolo, ai miei figli sto cercando di insegnare solo tre regole: essere cortesi, essere cortesi, essere cortesi.
Basta poco. E’ difficile entrare in contrasto con qualcuno che è calmo, paziente e disponibile.
E’ un piccolo sforzo che tutti potrebbero e dovrebbero fare, facciamoci trovare pronti, e se nessun alieno venisse a trovarci, bè, ci avremmo comunque guadagnato.

Waiting for the worms

Ultimamente macino parecchi chilometri in bicicletta, praticamente tutti i giorni.
Quando le gambe girano per conto loro per la testa non c’è molto da fare e così guardandomi intorno vedo delle cose che mi portano a farmi delle domande.

Mi chiedo ad esempio perché si cerca di cementificare e costruire praticamente ogni spazio libero anche nella periferia ex agro romano in cui vivo, si fanno case che nessuno può comprare.

Ho gli occhi per guardare e solo nei 10 km tra Via Boccea e Via Cassia ci sono CENTINAIA di appartamenti ben progettati, ben costruiti, molto belli da vedere ma assolutamente e tristemente vuoti. E sono in questo stato da quasi cinque anni. Un paio di mesi fa qualche imbecille da centro sociale ha pensato che vista la grande disponibilità si poteva provare a prendersele gratis. Occupandole. Anzi, okkupandole!

Per fortuna per una volta le forze dell’ordine sono riuscite ad intervenire in tempo e la cosa si è risolta. Ma sto divagando come al solito visto che per quanto strano possa sembrare, la cosa più strana – colpo di scena – non è neanche che queste belle case non si vendano.

La cosa secondo me veramente assurda è che sotto queste case, al livello del piano stradale, ci siano in vendita (neanche in affitto) dei NEGOZI.

Capite? In tutta Italia i negozi chiudono ad un ritmo impressionante, anche quelli più grandi e specializzati, ma si buttano via soldi per costruirne di nuovi ed inutili. Inutili per più di un motivo, aggiungerei.

Primo, perché ce ne sono già tanti sfitti da tempo di quelli che hanno chiuso negli ultimi anni.
Secondo, perché non credo che qualcuno creda davvero che la crisi attuale si possa risolvere senza lacrime e sangue.
Terzo, perché anche a crisi finita ci saranno parecchie remore a rischiare di nuovo tutto per aprire una nuova attività. Ed i vecchi negozianti – lo dico per esperienza familiare – non saranno sicuramente della partita. Hanno già dato. Tanto. Troppo.

Purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, molti non si sono ancora resi conto che l’Italia è un paese che sta morendo. I vecchi sono sfiniti e tanto per agevolare l’occupazione giovanile lavorano ancora a 66-68 anni. I giovani sono provati da anni di precariato, e con la disoccupazione giovanile al 40% non vedono l’ora di potersene andare.

Siamo troppo stupidi per capire quali sono le cose da fare per mitigare gli effetti devastanti della crisi.
Non posso, non voglio pensare che chi ci governa sappia cosa e come fare e non muova un dito per timore di scontentare questa o quella lobby, la chiesa, la Germania, l’Europa. Chi se ne FOTTE, dell’Europa, giusto? Prima gli Italiani.

Dopotutto, il governo è al servizio dei cittadini, non deve servirsi dei cittadini. Anche se l’impressione che si ha è proprio quest’ultima.

E allora dico io, se questo Paese (non si può dire “di merda”, c’è una sentenza di Cassazione. Ora è vietato anche dire la verità) deve morire facciamo in modo che l’agonia duri il meno possibile.

Vedrete che poi i vermi arriveranno.

Friends will be friends

Quando perdi un amico, con lui se ne va una grande parte di te.
Sai che non avrai più modo di vederlo, di sentire la sua voce, di godere del suo affetto e della sua compagnia, non ci saranno più giochi, scherzi e risate insieme.
Vai avanti, perso nei ricordi e con una ferita nel cuore e sai che i momenti passati con lui non torneranno più.
Ed è difficile trovare le parole giuste per ricordarlo, anche per uno come me al quale le parole non fanno certo difetto.
Mi manchi, anche se sono passate solo poche ore dalla tua scomparsa.
Mi sento svuotato, annientato.
C’è un antico detto zen che recita più o meno: “L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il tè.”
E’ quello che hai fatto tu ed anche se mi sento, e mi sentirò sempre, responsabile della tua morte, so che doveva accadere prima o poi e che questo ti ha evitato ulteriori sofferenze.
Sei stato come e più di un fratello per me, il mio grande amico; questo non mi eviterà di sentirmi solo, ma renderà il viaggio più leggero.
Grazie per quello che mi hai dato.

Ciao Rufio, ciao mio bel gattone.

Photo courtesy of Giulia Pagliero
Photo courtesy of Giulia Pagliero

Never too far away

Ogni casa e famiglia, prima o poi, ha i suoi lutti e le sue piccole tragedie, e la mia non è da meno.
Trilli non c’è più. Se l’è portata via, a quasi 15 anni, l’insufficienza renale con la quale ha combattuto per tanto, troppo tempo. E’ vero, il mondo è pieno di tragedie, omicidi, stragi, stupri, gente che muore di cancro eccetera ma non per questo la morte di una gatta non è importante. O meglio, è importante per me. Per noi. E’ stata con me e mia moglie dai primi giorni del nostro matrimonio e della convivenza, in un certo senso lei e suo fratello sono stati i nostri “figli” quando i nostri bambini erano ancora di là da venire e, successivamente, è stata un’affettuosa compagna di giochi e di avventure per Giulia prima e per Francesco poi. Come avere un peluche vivo, accettava pazientemente i giochi dei bambini senza mai perdere la pazienza. La sera andava a dormire con Giulia sul letto a castello. Non è stato sempre facile però. E’ solo grazie all’abnegazione di mia moglie Cristiana se è riuscita a vivere per 15 anni senza avere grandi problemi, a parte quelli gastrici che la facevano svomitazzare qui e là un giorno sì e l’altro pure. Sarò onesto, ho sempre mal sopportato il dovermi sentire in un certo senso “schiavo” del gatto, che per via della sua condizione mi ha a volte impedito di fare i viaggi o la vacanza desiderati, e, stupidamente, per ripicca spesso ho rifiutato di occuparmene. Questo non toglie che l’affetto che provavo per lei fosse sincero, come l’infinita tristezza che provo ora e che vedo riflessa negli occhi di tutta la famiglia. Io e Cristiana abbiamo voluto che i bambini la vedessero, che capissero, nonostante l’età, che tutto fa parte del ciclo della vita, in particolar modo la morte.
Francesco, 5 anni, è quello che apparentemente ha subìto il colpo più duro: oggi ha pianto spesso dicendo “mi manca tanto Trilli!”. Spero che sarà anche quello che recupererà più in fretta, e che in pochi giorni non ci penserà più. Giulia, che di anni ne ha 9, invece oggi era triste ma non disperata, ma avendo un carattere più riflessivo ci rimuginerà sopra per giorni e purtroppo ne sentirà l’assenza per parecchio tempo.
Oggi pomeriggio i bambini hanno fatto un disegno ciascuno e l’hanno messo nella scatola di scarpe insieme a quel poco che restava della loro amica, e tutti e quattro insieme siamo andati a seppellirla in una parte del mio terreno dove, in fila, ci sono tutte le bestiole che ci hanno accompagnato negli ultimi vent’anni, cani e gatti. Inutile dire quanto è stato difficile mettere la scatola in quel buco e poi ricoprirla, ho cercato di farlo senza guardare nessuno dei miei. Da un certo punto di vista siamo stati fortunati, se n’è andata in fretta, credo senza soffrire e senza necessità di farla “addormentare” dal veterinario.
Ora siamo un po’ più soli, la casa è più silenziosa e per qualche giorno la cercheremo ancora con gli occhi in giro. Continueremo a chiudere la porta della cucina per evitare che si intrufoli nell’armadietto dei croccantini o vada a rubacchiare qualcosa lasciato inavvertitamente sul tavolo. Staremo attenti, entrando in casa, che non cerchi di uscire di soppiatto. Continueremo a ringraziarla per quello che ci ha dato in questi anni e che chi non ha mai convissuto a lungo con un gatto non può neanche lontanamente immaginare. Continueremo a pensarla. Continueremo ad amarla. E così sarà come se non fosse mai andata via.

Trilli

ɐıןɐɹʇsnɐ

Voglio andare down under. Cioè, giù di sotto.
Anche se, a mio modesto parere, sarebbe più corretto dire upside down, cioè sottosopra.
Parliamo, ovviamente, dell’Australia.
Io e mia moglie ci siamo dati una scadenza per prendere quella che potrebbe essere la decisione più importante per il futuro.
Abbandonare tutto e tutti, amici, parenti, la casa dove sono cresciuti i nostri figli e il Paese dove siamo nati. Non è facile.
Ma a volte nella vita dobbiamo prendere delle decisioni scomode. Possiamo parlare chiaro senza scandalizzarci e senza timore di essere smentiti: in questo Paese non c’è più futuro.
Non ci è bastato toccare il fondo, abbiamo iniziato a scavare, e da parecchio tempo.
Nel dopoguerra sembrava che l’Italia potesse arrivare ad un ruolo di primo piano nel panorama europeo, il boom economico degli anni ’50 avrebbe dovuto creare una ricchezza diffusa e una classe dirigente adeguata. Invece no. Ci ha dato una illusione di potenza, creando i presupposti per il circolo vizioso che ci ha portati oggi, sessanta anni dopo, ai livelli di nazioni africane quanto a stabilità e crescita economica.
Cosa è andato storto? Vorrei qui fare una riflessione molto semplificata di come secondo me sono andate le cose.
L’aumento del benessere economico generale potrebbe essere stata la causa scatenante.
Chi sta bene tende spesso a fare il passo più lungo della gamba e le famiglie hanno innescato il meccanismo del debito, acquistando beni, spesso non necessari, facendo finanziamenti o comunque indebitandosi. Di riflesso questo ha aumentato esponenzialmente la presa delle banche sull’economia del paese. La classe dirigente ha pensato che dei cittadini che potevano permettersi acquisti di beni di quella portata avrebbero potuto e dovuto pagare tasse più elevate. I cittadini, che ormai erano abituati ad un determinato stile di vita, non hanno smesso di indebitarsi anzi hanno semmai aumentato i loro debiti nei confronti delle banche. Il copioso afflusso di denaro nelle casse dello Stato ha fatto credere ai governanti che, dopotutto, potevano permettersi di attingere a mani basse dal bilancio dello stato. Potete andare avanti a piacere per altri cinquant’anni in questa spirale di idiozia ed arriverete, solo per citare gli ultimi casi, a Maruccio e Fiorito.
Troppo semplicistico ed ingenuo? Probabile. Ma sembra verosimile.
Mia nonna diceva, parlando dei politici, che “il più pulito c’ha la rogna”.
Eppure non è difficile da capire. Winston Churchill, che non era un cretino qualsiasi, diceva che “Una nazione che si tassa sperando di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirandosi per il manico”.
Credo che non esista paragone più calzante per definire l’odierna situazione italica.
Veniamo da un governo di tassassini guidato da un “economista” che ha completato l’opera di distruzione della piccola e media impresa. Pensateci per un attimo, dopo gli anni ’50 e ’60 è stata tutta una parabola discendente.
E all’orizzonte non vedo prospettive di nuovi boom economici. Non ci sono più nicchie da riempire. Niente mi fa presagire che dopo cinquant’anni di caduta libera ci si possa rialzare.
Da qui la mia idea che il futuro non c’è più. Ce l’hanno rubato. Mi ci metto anche io e dovrebbero farlo tutti, in special modo chiunque abbia dei figli. Diciamolo come ad una riunione di alcolisti, alziamoci in piedi e diciamolo ad alta voce:

“ABBIAMO RUBATO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI!”

Così, qualche tempo fa ho cominciato a ponderare l’idea di lasciare l’Italia. L’ho già detto, è dura. Ma dobbiamo porci una domanda fondamentale: cosa siamo disposti a barattare per far vivere ai nostri figli una vita degna di essere vissuta? A cosa siamo disposti a rinunciare? Nel mio caso,a tutto. Dopo avere valutato attentamente i pro e i contro di questa scelta mi sono reso conto che gli unici contro sarebbero la lontananza mia e di mia moglie dalle rispettive famiglie. Scelte, ancora una volta.
Come quella del paese dove trasferirsi, e l’Australia è il paese ideale.

E’ bello. Un ecosistema rimasto isolato per quasi 70 milioni di anni, con una fauna unica e bellezze naturali indescrivibili.
E’ democratico. Chi vive in Australia ha gli stessi diritti dei cittadini Australiani anche se ha solo un visto di lavoro non permanente.
E’ accogliente. Gli stranieri sono benvoluti in quanto considerati risorsa fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del paese.
E’ solido. In un’area estesa quanto il Nord America vivono circa 23 milioni di persone che non riescono a soddisfare l’ampia richiesta di lavoro. La parola disoccupazione è sconosciuta e gli stipendi sono elevatissimi.
E’ aperto. In Australia convivono persone di un numero altissimo di nazionalità diverse, attualmente il più alto al mondo.
E’ attento. Proprio per il prolungato isolamento l’Australia non può permettersi invasioni di insetti della frutta o virus sconosciuti, tipo l’afta epizootica e quindi i controlli sulle persone che arrivano sono accuratissimi. C’è una lista di cose che non si possono portare.
L’Australia è anche tante altre cose che non è necessario scrivere qui.

Fra poche ore apriranno i seggi per le elezioni.
Per quanto mi riguarda saranno lo spartiacque della mia vita, anche se non sono ottimista sul risultato.
Il Governo che uscirà da queste elezioni dovrà dare almeno un segnale di cambiamento entro il primo anno di vita, altrimenti sarò costretto a dire addio al mio Paese (quanto meno a provarci), e per quanto allettante è una prospettiva che un po’ mi spaventa.
Ma molto, molto meno che ritrovare al Governo le solite vecchie facce.

Ordine sparso

Nutro, con rare eccezioni, un profondo disprezzo nei confronti della specie umana.
A volte mi chiedo come sia stato possibile che degli esseri stupidi, ottusi e continuamente in lotta con la natura come noi siano riusciti a diventare la specie dominante sul pianeta. Gli altri animali prosperano solo vivendo in armonia con la natura, noi facciamo di tutto per distruggerla, per inseguire quel soldo in più che alla fine della fiera non allungherà di un secondo il tempo che abbiamo da vivere.
Inseguiamo uno stile di vita che non aggiunge niente al nostro essere umani, mode, oggetti che non ci servono. Corriamo, tutto il giorno, tutti i giorni, ci affanniamo dietro a tante cose futili e nel frattempo tralasciamo le cose davvero importanti. Il bisogno del superfluo è prepotente. E non è la cosa più grave. Abbiamo smesso di essere. Abbiamo smesso di pensare.

E intanto corriamo. Fateci caso, hanno tutti fretta. Anche chi non ha niente da fare vuole farlo velocemente. E quei privilegiati che lavorano, a sentirli, mandano avanti da soli il Paese. Spiace dirlo ma sono specialmente le donne che la pensano così. Da una parte le capisco, per migliaia di anni sono state relegate a ruoli di secondo piano, non potevano votare, lavorare, guidare, parlare. In alcuni paesi sottosviluppati è ancora così. Quindi ora, qualsiasi cosa facciano, è una conquista da mostrare a tutto il mondo. Solo che al mondo non frega un cazzo di quello che fanno loro, in particolare quando te lo sbattono in faccia con quell’aria da “lavoro solo io”.

Ne conosco che fanno le segretarie, fanno 3-4 fatture al giorno nei pochi minuti che facebook le lascia libere di lavorare e la sera tornano a casa distrutte. E magari trovano il marito (che lavora anche lui) che ha già cucinato, fatto il bucato e magari anche le pulizie. Ma non deve sembrare un post contro le donne perché non è così.

Gli uomini dopotutto non sono da meno. Ne vedo alle 6 di mattina al bar a bere superalcolici e bivaccare tutto il giorno come dei debosciati, e (credetemi) mi sento male io perché mi fa SCHIFO sapere che c’è qualcuno che si comporta così e non fa niente per cambiare. Per migliorarsi. Non tanto, ma almeno un pochino…

Intendiamoci, non sto dando dei giudizi, è solo che lo stato delle cose è questo. Mi sento profondamente diverso dalla stragrande maggioranza degli esseri umani (ma non necessariamente migliore), perché sin da piccolo ho sempre avuto FAME di sapere. Spesso mi dicono che so tante cose, che ho cultura, che sono sprecato per il lavoro che faccio ma non è esattamente così.

Le cose che so vengono solo dalla mia innata curiosità, non sono cose che mi sono messo a studiare di proposito. Sento o leggo una cosa, magari la approfondisco o vado a leggere wikipedia, nel testo c’è un’altra cosa che mi interessa e comincio a svolazzare qua e là tra diversi argomenti. In poche parole ho soltanto una buona memoria. La cultura è un’altra cosa, purtroppo.

Quello che mi fa piacere è vedere che mia figlia di 9 anni è come me. Legge molto ed è curiosa. Ha già letto diversi libri, ha cominciato con quelli per bambini tipo Geronimo Stilton, poi è passata a Dahl, Calvino, Dickens, de Saint-Exupery. Non oso pensare a cosa leggerà fra tre anni, per fortuna ho una biblioteca molto ben fornita. E come me ama smontare e rimontare le cose. A volte manca qualche pezzo ma per me è comunque una gioia.

Sarò onesto, sono abbastanza preoccupato per quanto riguarda il futuro dei miei figli. Il meglio che può capitarti in Italia è studiare vent’anni, prendere una laurea spendendo la pensione dei tuoi genitori e poi finalmente trovare un bel posto a progetto in un call center. Non ho niente contro i lavoratori dei call center a parte che di norma mi spaccano i coglioni mentre sto per andare a cena, ma so che non dipende da loro.

Con il tempo mi sono ritrovato a dover dare ragione a mio fratello: in Italia abbiamo un grandioso passato, uno squallido presente e nessun futuro. Ora ci saranno le elezioni; credetemi se vi dico che non mi interessa chi vincerà perché, come diceva Mark Twain, “se votare facesse una qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare”.

Io e mia moglie ci siamo dati un anno di tempo. La data limite è Gennaio 2014. Se per quella data non cambierà niente (sì, lo so, non cambierà) organizzeremo il trasferimento di tutta la famiglia all’estero, in Australia. Per quel che mi riguarda sono disposto a TUTTO per i miei figli. Allontanarmi dal resto della famiglia. Ricominciare da zero. Spalerei merda alla fungaia per il resto dei miei giorni se avessi la certezza di un futuro migliore per loro. Purtroppo non siamo tutti uguali, paure ed egoismi possono rendere difficile la transizione.

Mi rendo conto che per mia moglie allontanarsi dalla sua famiglia sarebbe traumatico, ma esiste davvero un’alternativa? Abbiamo il diritto di barattare 10 anni di questa vita senza mordente con il futuro dei nostri figli? Tra l’altro i suoi genitori non hanno remore a viaggiare e potrebbero venire a trovarci quando volessero. Mio padre invece non si sposta mai per più di 10 km ed oltre tutto ha una paura fottuta di volare, lo rivedrei davvero raramente!

E’ davvero tutto qui, stasera ho iniziato a scrivere senza sapere dove sarei andato a finire, ma poi sono usciti degli argomenti interessanti, alcuni sicuramente da approfondire. Succede sempre così quando in realtà non hai niente da dire e vuoi solo sfogarti un po’ senza metterti a vegetare davanti alla TV come un cerebroleso.

Buona notte a tutti.

Di amici, coleotteri e dittatori sudamericani

Oggi vorrei raccontarvi una storia.
Una delle mie solite storie, nelle quali mi lamento sempre di quelli che mi stanno intorno.
E’ una cosa personale ma è tanto che ce l’ho dentro e quando ho delle cose da dire da tanto tempo va a finire che i ricordi sbiadiscono e si diluiscono nel tempo e allora ho deciso di affidarli a questo post.
Vi avviso sin da subito: è noioso. Non lo leggete.

Fino a poco più di un anno fa avevo un Amico.
Ci vedevamo poco ma ci sentivamo quasi tutti i giorni per telefono, email, twitter o in chat.
Avete presente una di quelle persone delle quali ci si ricorda da vecchi, per via delle cose condivise, molte serie ma anche parecchie cazzate?
Ecco, uno così.
E se uno dei due aveva bisogno di un consiglio, un favore, un aiuto l’altro era sempre disponibile.

Fino, appunto, ad un anno fa, quando mi chiama e mi chiede se posso comprargli a Roma una cosa che non riusciva a trovare vicino casa sua. Il giorno dopo (mi pare) riesco ad andarci e prendo questa cosa, lo chiamo e ci diamo appuntamento al lavoro da me per ritirarla.

Come si fa tra amici, ovviamente, appena si presenta gli consegno la famosa cosa e andiamo subito a prendere un caffè che ci sta sempre bene, ma uscendo, nei 20 metri che separano la porta del bar da quella del mio ufficio, vedo una cosa che mi fa incazzare: un punteruolo rosso che mi svolazza lento e pesante davanti alla faccia, a portata di mano.

Qui voglio dire che i bastardelli mi hanno ucciso tutte le cinque palme che avevo in giardino, tra le quali una di quasi 30 anni. Va da sé che allungo la mano e lo schiaffeggio per farlo cadere e poi schiacciarlo ma il mio amico si risente di questa cosa, forse disturbato dal mio accanimento nel cercare lo schifoso insetto nel cespuglietto nel quale si era rintanato.

Pochi secondi, forse dieci, di ricerca poi lascio stare e torno in ufficio dove mi accorgo con sorpresa che il mio amico era andato via. Faccio appena in tempo a guardare fuori dalla finestra per vedere la macchina che esce dal parcheggio. Non posso non notare che mi sembra un comportamento un po’ fuori dal normale (specie se a scatenarlo è stato uno schiaffo a un insetto peraltro sopravvissuto contrariamente alle mie palme) ma vabbè.

Lì per lì mi risento un pochino, poi mi rendo conto che siamo tutti diversi e che magari quel giorno aveva i cazzi suoi cui pensare ed è stata solo una reazione impulsiva.

Chi mi conosce bene sa che ho l’indole del cazzeggio, quindi appena tornato a casa cambio la mia foto del profilo di twitter con quella di un punteruolo rosso a mo’ di provocazione, per vedere la sua reazione. Che non c’è stata. I rapporti sono quindi proseguiti leggermente raffreddati per qualche mese finché noto un suo tweet che recita pressapoco “certa gente scrive solo cazzate e io sono stanco di leggerle”. Ok, magari non erano le parole precise ma giuro che il senso era quello. Contestualmente noto che il mio amico non mi seguiva più su Twitter ergo il suo tweet era riferito a me.

Uno dei miei ultimi tweet era dedicato al dittatore del Venezuela, Chavez, e gli augurava una morte lenta e dolorosa grazie al cancro che l’aveva colpito. Non so voi ma ho una predilezione particolare nel vedere morti prima possibile i figli di mignotta che devastano l’ambiente e tiranneggiano i loro paesi per arricchirsi (anche voi, lo so, solo che quasi tutti state attenti a non farlo sapere in pubblico).

Comunque, visto che non voleva più seguirmi e non era giusto che io continuassi a seguire lui, anche io (forse sbagliando) ho smesso di seguirlo.

A giugno, come l’araba fenice, il mio amico risorge dalle sue proprie ceneri e mi manda un SMS per farmi gli auguri per il compleanno. Nel giorno sbagliato. Pessima mossa per far capire a qualcuno che lo stai ancora pensando. Mi dico “vabbè si sarà sbagliato, vedrai che domani lo rimanda”. Dopo due giorni, mi arriva un altro SMS di tono lievemente (per usare un eufemismo) alterato nel quale mi accusa di non cagarlo più o di avere cancellato il suo numero (!) e che sarebbe stato l’ultimo messaggio a me della sua vita. Devo dire che finora è stato coerente.

E quindi eccomi qui. Ho dato uno schiaffo a un coleottero e augurato la morte a uno stronzo e mi ritrovo senza un Amico (che ad essere onesti mi manca un bel po’) che non aveva alcun tipo di connessione con nessuno dei due. Non voglio trarre conclusioni da questa storia perché potrebbero essere antipatiche per ciascuno dei due.

Ah, a proposito, Chavez è ancora vivo (almeno sulla morte lenta ci ho preso) ed il coleottero vive al massimo tre mesi, il tempo di generarne altre migliaia quindi almeno lui è schiantato portandosi però appresso qualche altra palma del genere canariensis che tra poco sarà estinta.

Ve l’avevo detto sin dal principio che sarebbe stato noioso, in fondo è solo gossip di bassa lega. Ma se hai letto tutto e sei arrivato fino qui non c’è nient’altro che devo dirti se non augurarti un buon 2013, Andrea.